Retta RSA, chi paga: quota sanitaria, quota sociale e ISEE con i figli

Disabilità e Non Autosufficienza - 16 Ott 2026

Pubblicato il 16/10/2026

ℹ️ In breve: nella retta RSA di un anziano non autosufficiente il Servizio sanitario nazionale paga per intero i trattamenti estensivi, di norma fino a 60 giorni, e il 50% della tariffa giornaliera nella lungoassistenza. Il resto, di regola, resta all’ospite, con eventuali contributi del Comune calcolati con l’ISEE sociosanitario residenze, che conta anche i figli non conviventi.

Nella retta RSA chi paga cosa lo stabilisce l’articolo 30 del decreto sui livelli essenziali di assistenza: il Servizio sanitario nazionale copre una parte, il resto resta all’ospite. Il DPCM 12 gennaio 2017, articolo 30, mette a carico del SSN tutti i trattamenti «estensivi» e il 50% della tariffa giornaliera nella «lungoassistenza».

La regola è ancora quella. Il Ministero della Salute ha pubblicato il testo dei LEA aggiornato con i decreti dell’agosto 2026, e l’articolo 30 non è cambiato. Per un anziano non autosufficiente la domanda pratica è quindi una: in quale dei due trattamenti viene inserito, e quanto resta da pagare.

Retta RSA, chi paga: la quota sanitaria del Servizio sanitario nazionale

L’accesso passa sempre da una valutazione multidimensionale e dalla presa in carico. Da lì dipende il tipo di trattamento:

  • Trattamento estensivo di cura e recupero funzionale: per chi ha bisogno di «elevata tutela sanitaria» e di presenza infermieristica sulle 24 ore. È interamente a carico del SSN. Dura «di norma» non più di 60 giorni, secondo la valutazione fatta con le regole della Regione.
  • Lungoassistenza, recupero e mantenimento funzionale, compresi gli interventi di sollievo per chi assiste: il SSN paga il 50% della tariffa giornaliera.

La stessa quota del 50% vale nei centri diurni (assistenza semiresidenziale) per le persone non autosufficienti con bassa necessità di tutela sanitaria. Il decreto anziani, il D.Lgs. 29/2024 all’articolo 31, conferma per gli anziani non autosufficienti gli stessi livelli di compartecipazione, con un piano assistenziale individuale (PAI).

La quota sociale: cosa resta all’anziano e quando interviene il Comune

La parte non sanitaria della retta, l’ospitalità alberghiera, non la paga il SSN. Lo ricorda l’INPS nella scheda sulle tipologie di ISEE: nelle residenze «l’ospitalità alberghiera non è a carico del Servizio sanitario nazionale».

Questa parte, di regola, resta all’ospite: chi contribuisce e quanto lo stabiliscono le norme della Regione e il regolamento del Comune. Chi non riesce a coprirla può chiedere un contributo al Comune, che valuta con l’ISEE. Quanto contribuisce il Comune non lo fissa una legge nazionale. Il regolamento ISEE (DPCM 159/2013) fa salve le competenze delle Regioni e le prerogative dei Comuni, che possono aggiungere criteri propri. Il regolamento del proprio Comune è quindi il documento da chiedere per primo.

Esempio (nostro calcolo su una tariffa ipotetica). RSA con tariffa giornaliera di 100 euro, ospite in lungoassistenza.
Quota del SSN: 50% = 50 euro al giorno.
Quota da coprire: 50 euro al giorno, cioè 1.500 euro in un mese di 30 giorni.
Di regola la paga l’ospite, con le sue entrate e i suoi beni, salvo un contributo del Comune secondo il suo regolamento. Le tariffe reali le fissano le Regioni e cambiano da struttura a struttura.

ISEE sociosanitario residenze: perché contano i figli non conviventi

Per chiedere un aiuto sulla retta serve l’ISEE sociosanitario. L’anziano può usare un nucleo ristretto (lui, il coniuge e i figli secondo le regole del regolamento) invece di quello ordinario. Per le sole prestazioni in residenza a ciclo continuativo, però, l’articolo 6 del DPCM 159/2013 aggiunge regole proprie:

  • per ogni figlio non incluso nel nucleo si aggiunge una «componente aggiuntiva», calcolata sulla situazione economica del figlio e della sua famiglia;
  • la componente non si calcola se il figlio, o un componente del suo nucleo, ha una disabilità media o grave o la non autosufficienza come le definisce l’allegato 3 del DPCM 159/2013 (per un invalido civile tra 18 e 65 anni, per esempio, la disabilità media va dal 67 al 99%), oppure se il giudice o i servizi sociali hanno accertato la sua «estraneità» affettiva ed economica;
  • le donazioni di immobili fatte dopo la prima richiesta restano nel patrimonio dell’anziano. Lo stesso vale per quelle dei tre anni precedenti fatte a persone tenute agli alimenti (articolo 433 del codice civile), come i figli;
  • non si applicano due detrazioni previste per le altre prestazioni (articolo 4, comma 4, lettere b e c).

L’INPS spiega lo scopo: distinguere l’anziano non autosufficiente «che ha figli in grado di aiutarlo» da chi non ha alcun aiuto per le spese del ricovero. In pratica il reddito e il patrimonio dei figli non conviventi pesano sull’ISEE del genitore, e quindi sul contributo del Comune.

L’errore da evitare: confondere RSA e struttura socioassistenziale

Le quote sanitarie dell’articolo 30 valgono nelle strutture sociosanitarie dei LEA. Il D.Lgs. 29/2024, all’articolo 30, prevede anche servizi residenziali socioassistenziali in strutture non sanitarie, offerti dagli ambiti territoriali sociali. Il decreto precisa che queste strutture non rientrano tra quelle sociosanitarie del DPCM LEA.

Prima di firmare l’ingresso conviene quindi chiedere tre cose per iscritto: se la struttura è accreditata con il SSN, in quale trattamento è inserito l’anziano dopo la valutazione, e quale parte della retta resta a suo carico.

Quali aiuti esistono oltre al Comune

Per alcune famiglie di dipendenti e pensionati pubblici l’INPS prevede un contributo specifico per il ricovero, con requisiti propri: li trovi nella nostra guida al Long Term Care INPS 2026. L’indennità di accompagnamento ha regole proprie in caso di ricovero, spiegate nella guida dedicata.

Per chi resta a casa, invece, ci sono gli aiuti regionali descritti nella guida all’assegno di cura per anziani. Per la DSU e l’ISEE sociosanitario ci si può rivolgere a un CAF.

FAQ — retta RSA chi paga

Domande frequenti su quota sanitaria, quota sociale e ISEE

Quanto paga il Servizio sanitario nazionale della retta RSA?
Per i trattamenti estensivi, di norma fino a 60 giorni, tutto. Per la lungoassistenza il 50% della tariffa giornaliera. Lo prevede l’articolo 30 del DPCM 12 gennaio 2017 sui LEA.

Chi paga l’altra metà della retta RSA?
Di regola l’ospite, con le sue entrate e i suoi beni. Se non basta, può chiedere un contributo al Comune, che decide con l’ISEE sociosanitario e secondo le regole regionali e comunali.

I figli devono pagare la retta RSA del genitore?
Le norme nazionali sulla retta (LEA e ISEE) non indicano i figli tra chi paga la retta. Però il loro reddito e patrimonio entrano nell’ISEE del genitore come componente aggiuntiva, e così pesano sul contributo del Comune.

Quando non si conta il figlio nell’ISEE per la RSA?
Quando il figlio o un componente del suo nucleo ha una disabilità media o grave o la non autosufficienza come le definisce l’allegato 3 del DPCM 159/2013 (per un invalido civile tra 18 e 65 anni, la disabilità media va dal 67 al 99%), o quando il giudice o i servizi sociali hanno accertato la sua estraneità affettiva ed economica.

Se dono la casa a mio figlio, cambia l’ISEE per la RSA?
Per l’ISEE residenze le donazioni di immobili fatte dopo la prima richiesta restano nel patrimonio dell’anziano. Lo stesso vale per quelle dei tre anni precedenti a favore di chi è tenuto agli alimenti, come i figli.

Quanto dura il trattamento pagato tutto dal SSN?
Il trattamento estensivo dura di norma non più di 60 giorni. La durata la fissa la valutazione multidimensionale, secondo le modalità della Regione.

Il centro diurno per anziani è pagato dal SSN?
Per le persone non autosufficienti con bassa necessità di tutela sanitaria, il SSN paga il 50% della tariffa giornaliera dei trattamenti di lungoassistenza in regime semiresidenziale.

Dove trovo quanto contribuisce il mio Comune?
Nel regolamento comunale o dell’ambito sociale sui servizi residenziali. Le norme nazionali fissano la quota sanitaria e l’ISEE, non la misura del contributo comunale.