Assegno di cura anziani 2026: cos’è, chi lo eroga e come richiederlo

Prestazioni Assistenziali - 1 Lug 2026

Pubblicato il 1 luglio 2026

L’assegno di cura anziani è un contributo economico erogato da Regioni e Comuni per sostenere le famiglie che assistono a domicilio un anziano non autosufficiente, con l’obiettivo di garantire agli anziani di rimanere nella propria casa come scelta assistenziale. Nel 2026 il quadro si arricchisce di una misura nazionale sperimentale gestita dall’INPS — la Prestazione Universale (d.lgs. 29/2024) — che può arrivare fino a 1.402,57 euro al mese per gli ultraottantenni con bisogno assistenziale gravissimo. Nel frattempo, il DPCM del 20 aprile 2026 (registrato dalla Corte dei Conti e pubblicato in Gazzetta Ufficiale) ha adottato il Piano di riparto del Fondo per le non autosufficienze per il triennio 2025-2027, per un totale di quasi 3 miliardi di euro destinati a servizi di assistenza domiciliare e vita indipendente, assegnati alle Regioni. Questa guida spiega chi eroga l’assegno di cura, a chi spetta, come fare domanda e come si coordina con le misure INPS.

Assegno di cura anziani: cos’è e chi lo eroga

L’assegno di cura è un sostegno economico a favore delle famiglie che assistono in casa propria un anziano non autosufficiente. È concesso in alternativa all’inserimento stabile in strutture residenziali.

La Regione ha competenza normativa e determina i criteri generali sull’utilizzo delle risorse destinate all’assegno di cura; tuttavia, l’assegno viene erogato dagli Enti locali sulla base di una valutazione svolta dai servizi territoriali, in genere attraverso l’assistente sociale del Comune o del Quartiere di residenza. Tale figura — responsabile del caso — è il riferimento al quale la persona o un suo familiare può rivolgersi.

È fondamentale distinguere due livelli:

Livello regionale/comunale: l’assegno di cura “classico” è disciplinato dalle singole Regioni, che pubblicano bandi periodici e definiscono importi, soglie ISEE e requisiti specifici per il proprio territorio.

Livello nazionale INPS: la Prestazione Universale, introdotta dal D.lgs. n. 29/2024 (Decreto Anziani), è la misura sperimentale gestita direttamente dall’INPS, attiva dal 1° gennaio 2025 al 31 dicembre 2026, rivolta agli ultraottantenni con bisogno assistenziale gravissimo.

Chi ha diritto all’assegno di cura anziani: i requisiti

I requisiti variano in base all’ente erogatore, ma esistono elementi comuni a quasi tutti i bandi regionali.

A livello locale, l’assegno di cura è destinato, di norma, alle persone ultrasessantacinquenni, residenti e domiciliate nel Comune di riferimento, in possesso di certificazione di invalidità pari al 100% e di indennità di accompagnamento. I requisiti specifici possono variare da Regione a Regione: si raccomanda di verificare il bando locale vigente.

L’assegno di cura può essere concesso anche ad anziani che risultano conviventi all’anagrafe comunale: possono essere riconosciuti contratti di assegno di cura anche a più anziani conviventi, ad esempio entrambi i genitori.

Sul fronte del reddito, per l’erogazione dell’assegno di cura l’indicatore ISEE del nucleo familiare del beneficiario, in molte Regioni, non può essere superiore a 34.000 euro annui. Occorre rivolgersi al Servizio sociale del Comune di residenza per verificare la soglia aggiornata nel proprio territorio. Per le persone con necessità di sostegno intensivo, in alcune Regioni non è prevista alcuna soglia ISEE.

Per l’ISEE sociosanitario — necessario per alcune tipologie di assegno di cura e indispensabile per la Prestazione Universale INPS — leggi la guida completa su ISEE sociosanitario 2026: cos’è, come si calcola e quando serve.

Requisiti per la Prestazione Universale INPS (misura nazionale)

Servono quattro requisiti contemporaneamente: almeno 80 anni compiuti, bisogno assistenziale gravissimo certificato dall’INPS secondo i criteri del DM 19 dicembre 2024, ISEE sociosanitario non superiore a 6.000 euro e titolarità dell’indennità di accompagnamento (o possesso dei requisiti per il suo riconoscimento).

Per approfondire il percorso di riconoscimento dell’invalidità e dell’accompagnamento, consulta la guida su Indennità di Accompagnamento 2026: Importo Aggiornato, Requisiti e Come Fare Domanda.

Importi 2026: assegno regionale e Prestazione Universale INPS a confronto

Misura Ente erogatore Importo 2026 Soglia ISEE
Assegno di cura regionale/comunale Regione / Comune / Ambito Sociale (da verificare su bando locale 2026) Fino a 34.000 € (es. Emilia-Romagna; varia per Regione)
Prestazione Universale INPS — quota base INPS (nazionale) pari all’indennità di accompagnamento 2026 (da verificare su inps.it; Circ. 153/2025 + Msg. 628/2026) ISEE sociosanitario ≤ 6.000 €
Prestazione Universale INPS — assegno di assistenza (quota integrativa) INPS (nazionale) fino a 850 €/mese (nei limiti delle risorse disponibili) ISEE sociosanitario ≤ 6.000 €
Prestazione Universale INPS — TOTALE massimo indicativo INPS (nazionale) indennità accompagnamento + fino a 850 €/mese ISEE sociosanitario ≤ 6.000 €

L’importo totale della Prestazione Universale è pari alla somma dell’indennità di accompagnamento vigente più la quota integrativa fino a 850 euro al mese, fermo restando che la quota da 850 euro è vincolata alle spese ammesse e ai controlli. La prestazione è esente da imposte e non pignorabile.

Gli importi dell’assegno di cura regionale sono rivalutati annualmente dai singoli enti territoriali: l’importo del contributo è in relazione alla gravità della condizione di non autosufficienza dell’anziano, alle sue necessità assistenziali e alle attività socio-assistenziali di rilievo sanitario garantite, ed è fissato a seconda della tipologia di attività assistenziale necessaria. Per il valore esatto aggiornato al 2026, occorre verificare il bando della propria Regione o Comune di residenza.

Per un quadro completo dei bonus disponibili per gli anziani, consulta la guida Bonus anziani over 70 2026: tutte le esenzioni, gli sconti e le agevolazioni spettanti.

A cosa serve la quota integrativa di 850 euro

La quota integrativa non è “libera”: può essere usata solo per pagare assistenti domiciliari e lavoratori domestici regolarmente contrattualizzati, oppure per acquistare servizi di assistenza non sanitaria da imprese e professionisti qualificati (cura e igiene, pasti a domicilio, lavanderia, aiuto in casa, accompagnamento a visite e commissioni, disbrigo pratiche, e anche servizi sociali come sostegno relazionale, telesoccorso, teleassistenza).

Se l’assistenza viene assicurata anche grazie ad assistenti familiari, il familiare che si assume la responsabilità dell’accordo si impegna a sottoscrivere con l’assistente familiare un regolare contratto di lavoro e a favorire la partecipazione dell’assistente familiare alle iniziative di aggiornamento e formazione.

Il contratto deve essere intestato al beneficiario, ma — salvo casi particolari da valutare con il proprio patronato — la prestazione può essere riconosciuta anche se il contratto è stipulato da un familiare o amministratore di sostegno, se l’assistenza è effettivamente rivolta al beneficiario e documentata correttamente.

Per approfondire il ruolo del familiare che presta assistenza, leggi anche Bonus caregiver 2026: requisiti, importi e come richiederlo e la guida su Caregiver familiare 2026: principali novità e tutele nel nuovo disegno di legge.

Il Fondo per le non autosufficienze e il ruolo delle Regioni nel 2026

Il DPCM del 20 aprile 2026, registrato dalla Corte dei Conti e successivamente pubblicato in Gazzetta Ufficiale, costituisce l’atto di programmazione nazionale e pluriennale delle risorse del Fondo per le non autosufficienze, istituito dalla legge 296/2006, e definisce lo sviluppo degli interventi per il graduale raggiungimento degli obiettivi di servizio delle prestazioni sociali sull’intero territorio nazionale.

Sulla base degli indirizzi del Piano, ogni Regione adotta un proprio Piano regionale per la non autosufficienza, con interventi a valere sulle risorse trasferite.

Il Piano dà attuazione per la prima volta alle due riforme — quella sulla disabilità e quella sull’assistenza agli anziani — e introduce una programmazione distinta per le due platee, con il confine tracciato intorno ai settant’anni. Il Fondo per le non autosufficienze continua però a finanziare entrambe le politiche, con un’allocazione demandata alle Regioni.

Per chi vuole comprendere meglio la riforma della disabilità, è utile leggere Riforma disabilità 2026: domanda, certificato medico e novità INPS.

Come fare domanda per l’assegno di cura anziani nel 2026

La procedura dipende dalla tipologia di assegno di cura che si vuole richiedere.

Per l’assegno di cura regionale/comunale: occorre presentare domanda al Servizio sociale del Comune di residenza (o dell’Ambito Sociale Territoriale competente), generalmente entro i termini del bando locale. I cittadini possono presentare apposita richiesta in via telematica, anche dal proprio domicilio, nel periodo di vigenza dell’apposito bando pubblico. L’assegno di cura viene erogato, di norma, trimestralmente in base alla realizzazione di un “patto di assistenza domiciliare” da sottoscrivere tra le parti.

Per la Prestazione Universale INPS: la domanda deve essere presentata esclusivamente in via telematica all’INPS o tramite patronato. Se i requisiti sono soddisfatti, la prestazione decorre dal mese di presentazione della domanda.

I documenti generalmente richiesti comprendono l’ISEE sociosanitario in corso di validità, la certificazione di invalidità al 100% con indennità di accompagnamento (o la documentazione attestante il possesso dei requisiti per il suo riconoscimento), la documentazione sanitaria attestante la non autosufficienza, il documento di identità dell’anziano e del familiare richiedente, e — per la quota integrativa INPS — il contratto di lavoro domestico o la documentazione relativa ai servizi di assistenza acquistati.

Per ricevere supporto gratuito nella presentazione della domanda e nel calcolo dell’ISEE sociosanitario, puoi rivolgerti agli sportelli UNAP, che offrono assistenza gratuita su tutto il territorio nazionale.

Per chi ha diritto ai permessi ai sensi della Legge 104 nell’assistenza all’anziano non autosufficiente, consulta Legge 104 permessi luglio 2026: scadenze, rinnovo e novità INPS.

Assegno di cura anziani e Prestazione Universale: differenze e compatibilità

Caratteristica Assegno di cura regionale Prestazione Universale INPS
Ente erogatore Regione / Comune INPS (nazionale)
Età minima Di norma 65 anni (varia per Regione) 80 anni
Soglia ISEE Fino a 34.000 € (es. Emilia-Romagna; varia per Regione) ≤ 6.000 € (sociosanitario)
Importo massimo (da verificare su bando locale 2026) Indennità accompagnamento + fino a 850 €/mese
Scadenza Secondo i bandi locali 31 dicembre 2026 (sperimentale)
Vincolo di spesa Varia per Regione Sì (solo cura e assistenza ammesse)
Tassazione (da verificare su bando locale) Esente da imposte, non pignorabile

La compatibilità tra assegno di cura regionale e Prestazione Universale INPS dipende dalle specifiche disposizioni del bando locale: alcune Regioni prevedono una riduzione dell’assegno di cura quando l’anziano è già titolare di indennità di accompagnamento INPS. Se l’anziano non autosufficiente è titolare di indennità di accompagnamento o indennità analoga erogata dall’INPS, dall’INAIL o da altri, il contributo economico alla famiglia è, di norma, ridotto dalla data di concessione dello stesso, salvo diversa disposizione del bando regionale. È quindi indispensabile verificare caso per caso con il proprio servizio sociale o con il patronato.

Si precisa inoltre che il riconoscimento della Prestazione Universale INPS assorbe l’indennità di accompagnamento: le due prestazioni non sono cumulabili separatamente.

Per conoscere i requisiti completi della Prestazione Universale INPS e il percorso di domanda, leggi la guida dedicata: Domanda prestazione universale: requisiti INPS 2026 per anziani over 80.

Consulta anche la guida sull’ADI assistenza domiciliare integrata 2026 per capire come si coordinano il servizio sanitario domiciliare e le misure economiche a sostegno dell’anziano non autosufficiente.

Accertamento della non autosufficienza: come funziona nel 2026

Per accedere all’assegno di cura — sia regionale che INPS — è necessario il riconoscimento formale della non autosufficienza. La Regione determina criteri generali sull’utilizzo delle risorse destinate all’assegno di cura, che viene erogato dagli Enti locali agli aventi diritto sulla base di una valutazione multidimensionale svolta dai competenti servizi territoriali.

A livello INPS, il bisogno assistenziale gravissimo è riconosciuto secondo i criteri del DM 19 dicembre 2024 (emanato ai sensi dell’art. 34, comma 3, del d.lgs. 29/2024). Per l’iter completo di accertamento, leggi Accertamento invalidità civile 2026: domanda INPS, visita medica e tempi.

Chi è già titolare di invalidità al 100% dovrebbe anche verificare lo stato della propria visita di revisione: Visita revisione invalidità 2026: la guida alla valutazione sugli atti.

FAQ — Domande frequenti sull’assegno di cura anziani

Le domande più comuni

L’assegno di cura anziani è erogato dall’INPS?
No, non direttamente. L’assegno di cura “classico” è erogato da Regioni e Comuni sulla base di bandi locali. L’INPS gestisce invece la Prestazione Universale (ex “Bonus Anziani”), misura sperimentale riservata agli ultraottantenni con bisogno assistenziale gravissimo e ISEE sociosanitario non superiore a 6.000 euro, attiva fino al 31 dicembre 2026.

Quanto si prende con l’assegno di cura nel 2026?
L’importo dell’assegno di cura regionale varia da Regione a Regione ed è rivalutato annualmente: occorre verificare il bando del proprio Comune o Ambito Sociale. La Prestazione Universale INPS è composta dall’indennità di accompagnamento vigente più una quota integrativa fino a 850 euro al mese (per un totale indicativo superiore a 1.400 euro mensili, nei limiti delle risorse disponibili).

Chi può chiedere l’assegno di cura per un genitore anziano?
La domanda può essere presentata dall’anziano stesso o, in suo nome, da un familiare convivente o da chi si assume formalmente la responsabilità dell’assistenza. Per i bandi regionali, il familiare sottoscrive il “patto di assistenza domiciliare” con il servizio sociale. Per la Prestazione Universale INPS, la domanda si presenta online o tramite patronato.

L’assegno di cura è compatibile con l’indennità di accompagnamento?
Dipende dal bando regionale. In molte Regioni, la titolarità dell’indennità di accompagnamento INPS comporta, di norma, una riduzione dell’assegno di cura locale. Per la Prestazione Universale INPS, invece, l’indennità di accompagnamento è un requisito d’accesso e viene assorbita nella misura complessiva: le due prestazioni non sono cumulabili separatamente.

Qual è la soglia ISEE per l’assegno di cura nel 2026?
Per i bandi regionali la soglia è generalmente fissata intorno a 34.000 euro (ISEE sociosanitario), ma ogni Regione può definire limiti diversi. Per la Prestazione Universale INPS la soglia è molto più restrittiva: l’ISEE sociosanitario non deve superare 6.000 euro.

Cosa succede se la domanda viene respinta?

Cosa fare se la domanda di assegno di cura viene respinta?
In caso di diniego dell’assegno di cura regionale, è possibile presentare ricorso al servizio sociale o all’ente erogatore entro i termini indicati nel provvedimento di diniego. Per la Prestazione Universale INPS, il ricorso va presentato, di norma, all’INPS entro i termini previsti dalla normativa vigente, oppure al giudice del lavoro. Si consiglia di rivolgersi a un patronato per valutare la situazione specifica.