Prestazione universale 2027: cosa succede dopo il 31 dicembre all’assegno da 850 euro

Disabilità e Non Autosufficienza - 13 Ott 2026

Pubblicato il 13/10/2026

ℹ️ In breve: la prestazione universale per gli over 80 non autosufficienti è sperimentale fino al 31 dicembre 2026. Al 6 ottobre nessun atto la proroga al 2027. Senza una nuova norma termina anche la quota integrativa, oggi di circa 850 euro al mese nei limiti delle risorse. L’accompagnamento resta regolato dalla sua legge.

La prestazione universale 2027 oggi non è prevista: il decreto anziani la istituisce “in via sperimentale” dal 1° gennaio 2025 al 31 dicembre 2026. Lo stabilisce l’art. 34 del decreto legislativo n. 29 del 2024. Anche la scheda INPS sulla prestazione universale indica come termine il 31 dicembre 2026.

Il tema è attuale perché il disegno di legge di bilancio per il 2027 va presentato alle Camere entro il 20 ottobre. Solo una nuova norma può prorogare la misura o cambiarla. Il Documento programmatico di finanza pubblica approvato il 2 ottobre non ne parla. Chi la riceve, o pensa di chiederla, deve quindi sapere cosa prevede la legge oggi e cosa succede senza proroga.

Prestazione universale: cosa prevede la legge fino al 31 dicembre 2026

La prestazione universale è riservata alle persone anziane non autosufficienti che hanno tutti questi requisiti:

  • almeno 80 anni di età;
  • un bisogno assistenziale gravissimo, accertato dall’INPS;
  • un ISEE sociosanitario non superiore a 6.000 euro;
  • l’indennità di accompagnamento, o i requisiti per averla;
  • nessun ricovero in RSA o struttura simile.

Ha due parti. La quota fissa corrisponde all’indennità di accompagnamento, che nel 2026 vale 551,53 euro al mese. La quota integrativa, l'”assegno di assistenza”, è fissata dal decreto in 850 euro al mese. Per legge va usata per pagare lavoratori domestici con contratto regolare o servizi di assistenza di imprese qualificate. La prestazione è esente da tasse e non pignorabile.

Sull’importo della quota integrativa la scheda INPS scrive “850 euro mensili circa, nei limiti delle risorse disponibili”. Il decreto fissa un tetto di spesa di 250 milioni di euro per il 2025 e altrettanti per il 2026. Se le domande superano le risorse, un decreto del Ministero dell’Economia può ridurre l’importo mensile.

Esempio (nostro calcolo sugli importi 2026): un anziano di 85 anni che riceve la prestazione universale ottiene 551,53 euro di quota fissa e circa 850 euro di assegno di assistenza, nei limiti delle risorse: in tutto circa 1.401,53 euro al mese. Se la misura non viene prorogata, da gennaio 2027 verrebbe meno la quota integrativa prevista dalla sperimentazione, oggi pari a circa 850 euro mensili nei limiti delle risorse disponibili.

Cosa succede dal 1° gennaio 2027 se non c’è una proroga

Senza una nuova norma, la sperimentazione finisce il 31 dicembre 2026 e con essa l’assegno di assistenza, oggi di circa 850 euro al mese. Il decreto non contiene una regola specifica per il passaggio al 2027. L’INPS, al 6 ottobre 2026, non ha pubblicato istruzioni su questo punto.

Per l’accompagnamento, il quadro di legge è diverso. Il decreto stabilisce che la prestazione universale “assorbe” l’indennità di accompagnamento “quando fruita”, cioè finché viene pagata. L’accompagnamento resta disciplinato dalla legge n. 18 del 1980, che ne fissa i requisiti. Il decreto prevede anche, per chi rinuncia alla prestazione, il “ripristino” dell’accompagnamento e dei contributi degli ambiti territoriali per chi li aveva prima. Come l’INPS gestirà la fine della sperimentazione lo diranno le sue istruzioni o una nuova norma.

In pratica, chi ha un contratto con una badante pagato in parte con l’assegno di assistenza deve sapere che, senza proroga, da gennaio quella quota non arriva più. Conviene fare i conti per tempo. Restano le agevolazioni fiscali previste oggi: la deduzione dei contributi per gli addetti all’assistenza fino a 1.549,37 euro e la detrazione del 19% sulle spese per la badante fino a 2.100 euro, con reddito fino a 40.000 euro. Le elenca l’art. 37 dello stesso decreto.

Si può ancora fare domanda nel 2026?

Sì. La domanda si presenta online all’INPS o tramite un patronato, dal primo giorno del mese in cui si compiono 80 anni. Se i requisiti ci sono, la prestazione decorre dal mese di presentazione della domanda. Chi ne ha diritto e presenta domanda a novembre, quindi, riceve le mensilità di novembre e dicembre 2026, salvo proroghe.

Il bisogno assistenziale gravissimo ha due parti, da soddisfare entrambe. La prima è sanitaria: una disabilità gravissima che richiede assistenza continua 24 ore su 24. La seconda è sociale: un punteggio di almeno 8 nel questionario sulla situazione familiare e assistenziale. Requisiti e documenti sono spiegati nella guida UNAP sul bonus anziani 2026. L’ISEE da presentare è quello sociosanitario: come si calcola è nella guida sull’ISEE sociosanitario.

La prestazione decade se cessa l’accompagnamento, se l’ISEE sociosanitario supera 6.000 euro, se l’assegno non è usato come previsto o in caso di ricovero in RSA. Se l’INPS accerta che l’assegno non è stato usato per lavoro o servizi di cura, lo revoca e chiede la restituzione. L’accompagnamento resta, se ci sono i requisiti.

Prestazione universale 2027: cosa può cambiare con la Manovra

La legge di bilancio potrebbe prorogare la sperimentazione, renderla stabile, cambiare requisiti e importi o non intervenire. Al 6 ottobre 2026 non c’è un testo: il disegno di legge va presentato entro il 20 ottobre e il Parlamento può modificarlo fino all’approvazione. Aggiorneremo questo articolo sulla prestazione universale 2027 appena il testo sarà pubblicato.

Per chi ha bisogno di assistenza a casa esistono anche altre misure, con regole proprie. L’INPS gestisce anche l’Home Care Premium, con requisiti e graduatorie propri: i dettagli sono nella guida UNAP sull’Home Care Premium 2026. Per il ricovero in RSA c’è il bando Long Term Care, spiegato nella guida sul Long Term Care INPS 2026.

FAQ — prestazione universale 2027

Domande frequenti su scadenza, proroga e accompagnamento

La prestazione universale è prorogata al 2027?
No, al 6 ottobre 2026. Il decreto anziani la prevede in via sperimentale fino al 31 dicembre 2026 e nessun atto l’ha prorogata. La legge di bilancio 2027 potrebbe intervenire.

Cosa succede all’assegno di assistenza da 850 euro dal 2027?
Senza una nuova norma termina con la sperimentazione, il 31 dicembre 2026. Oggi vale circa 850 euro al mese, nei limiti delle risorse disponibili. Al 6 ottobre 2026 l’INPS non ha pubblicato istruzioni per il passaggio al 2027.

Si perde anche l’indennità di accompagnamento?
L’accompagnamento è regolato dalla legge n. 18 del 1980. Il decreto anziani dice che la prestazione universale lo assorbe “quando fruita”. Le modalità di passaggio a fine sperimentazione non sono ancora indicate dall’INPS.

Quanto vale oggi la prestazione universale?
La quota fissa è pari all’accompagnamento, 551,53 euro al mese nel 2026. L’assegno di assistenza è di 850 euro “circa”, nei limiti delle risorse. In tutto circa 1.400 euro al mese, esenti da tasse.

Conviene ancora presentare la domanda nel 2026?
Chi ha i requisiti può ancora presentare domanda nel 2026: la prestazione decorre dal mese della domanda e la sperimentazione, secondo la norma vigente, termina il 31 dicembre 2026.

Chi può chiedere la prestazione universale?
Chi ha almeno 80 anni, un bisogno assistenziale gravissimo accertato dall’INPS, un ISEE sociosanitario fino a 6.000 euro, l’accompagnamento (o i requisiti per averlo) e non è ricoverato in RSA.

Come si usa l’assegno di assistenza?
Per pagare lavoratori domestici che assistono la persona, con contratto regolare, o per acquistare servizi di assistenza da imprese qualificate. Se non è usato così, l’INPS lo revoca e chiede la restituzione.